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Francesco

  • 8 ago
  • Tempo di lettura: 4 min

Pur non avendo mai conosciuto personalmente Francesco, tuttavia, è come se mi avesse camminato accanto per gran parte della vita.

È stato il compagno di tante stagioni, quando si era più giovani, immaturi ma anche speranzosi che il mondo potesse ancora essere cambiato, anche se non si sapeva come e nemmeno perché; o magari anche soltanto compagno di tutte le nostre inquietudini di allora.

Lo abbiamo ascoltato quando la politica non era ancora una parola consumata, quando il Sessantotto aveva lasciato nelle nostre teste più domande che risposte, quando cercavamo di capire da che parte stare e, soprattutto, chi essere.

Guccini ci è stato accanto nei tormenti della giovinezza: nelle discussioni interminabili sulla politica, e sulla vita, nelle illusioni e nelle disillusioni, nel bisogno di capire la realtà e insieme nella tentazione di sfuggirla attraverso la poesia. Tra le sue "Canzoni di notte" e le "Canzoni fuori porta" o le "avvelenate" che accompagnavano le nostre discussioni, tra un bicchiere di birra prima e vino poi insieme a qualche schitarrata, ci si trovava travolti da questa commistione tra rabbia e malinconia, tra l'impegno e il dubbio, la storia collettiva di tutti e quella piccola storia personale che ognuno di noi si portava dentro.

Con lui abbiamo imparato che si poteva parlare di politica senza smettere di parlare dell'uomo. Che si poteva essere arrabbiati senza rinunciare all'ironia. Che anche le proprie certezze potevano essere messe in discussione. E forse è proprio questo che ce lo ha fatto sentire così vicino: Guccini non ci dava risposte; ci teneva compagnia nelle domande.


Ancora ricordo quando ad inizio anni '80 fui travolto dai suoi potenti pezzi. Le sue "Canzoni" e le poesie in musica di Faber che mi costrinsero in quegli anni a pormi i miei ?primi? dubbi esistenziali.


Inutile e forse troppo semplicistico dire come poi gli anni siano passati così come la sua musica, sempre a farci da sottofondo anche se sempre in modo più rado, quasi sfumato, quasi sottovoce. Musica più elaborata, tra il jazz e il blues, meno schitarrate e più ensamble, forse un po' inconsciamente anche a portare la sinistra, per la quale non ha mai nascosto di simpatizzare, ad un tono meno popolare e un po' più sofisticato, quasi un po', come si direbbe oggi, "radical-chic".


Niente, Francesco sarà sempre con noi ... con le sue metafore potentissime con l'irriverenza verso i luoghi comuni di tempi ancora immaturi come quelli dei decenni scorsi e come lo sono purtroppo anzi forse anche di più quelli che viviamo oggi.


E quale modo migliore per ricordarlo se non con la sua musica e le sue parole ?

Iniziamo con quello che è il brano più discusso e più noto del cantautore, l'unico vero pezzo che abbia avuto una chiara connotazione politica ...


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Ma poi non si può non passare per l'Avvelenata. Di invettive musicali ne sono state fatte tante nella storia della musica italiana e non, ma poche sono riuscite ad essere incisive, ma anche ironiche, senza cadere nel ridicolo o ancor peggio nel superficiale, e quindi godiamocela, questa Avvelenata così come è stata incisa nell'album del suo domicilio bolognese...

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E a nome di tutte le "Canzoni di notte" scritte dal cantautore (che sono 4) e che ci hanno tenuto compagnia, io evidenzierei questa, che ritengo la meglio riuscita, cantanta in un live alla TV Svizzera tenutosi ben 44 anni fa.



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Questo pezzo, da "Opera Buffa", è per chi pensa che Guccini fosse un "musone" sempre triste e le cui canzoni fossero solo dei seri e lunghi trattati di filosofia...



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E proseguiamo ancora con un po' di ironia con questo brano "Via Paolo Fabbri, 43", ove Francesco racconta spezzoni di vita della sua Bologna e della via dove era domiciliato in quegli anni...


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E restiamo a Bologna... che è una vecchia signora, dai fianchi un po' molli, col seno sul piano padano e il culo sui colli... da Metropolis...




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La bellezza di questo brano, strumentalmente e per le parole usate, è davvero straordinaria, per questo il vento di "Scirocco" ci sembra quasi trascinare in questo turbine di tango alla "Piazzolla", ma con frasi che ti marchiano indelebilmente l'anima... come "Ma è meglio poi un giorno solo da ricordare che ricadere in una nuova realtà sempre identica".



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E infine, come non chiudere con questo capolavoro di poesia esistenziale del nostro Francesco, che perfettamente chiude il cerchio, pensando che ora la triste rinuncia è quella che ognuno di noi deve fare al pensiero che tu sia ancora con noi....


e poi infine ...

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Terminerei questa carrellata di ricordi del poeta cantautore modenese con questo brano che si intitola proprio "Addio" ...


Tanti altri ce ne sarebbero da aggiungere... per chi vuole può accedere alla mia playlist creata appositamente su youtube.


Ancora 1... dai!



... proprio non si riesce a chiudere, non si riesce a dire la parola fine a questo meraviglioso viaggio che abbiamo fatto insieme a Francesco, ma se in qualche modo bisogna pur finire e se mi dovesse essere chiesto cosa scegliere di tutta la produzione di questo immenso poeta, credo sarebbero 2 opere: "Stanze di vita quotidiana" e "Madame Bovary" , anche se davvero poi non saprei come alzarmi al mattino senza "Kraphen e boiate"....

 
 
 

1 commento

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Ugo
16 ago
Valutazione 5 stelle su 5.

Veramente un servizio con i fiocchi … bellissimo

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