STRAGE DI ALCAMO: Gennaio 1976
- Danny

- 26 gen
- Tempo di lettura: 4 min
XXXXX ha sempre tentato di unire i puntini di tutti gli avvenimenti oscuri della nostra #"Serva Italia"
Non per costruire una verità definitiva, quelle appartengono ai tribunali (per chi ci vuole credere) , ma almeno per capire se il disegno, visto da lontano, avesse una forma.
Perché presi uno a uno, i fatti stanno in piedi da soli. La strage di Alcamo Marina di cui ricorre proprio questi giorni il cinquantesimo anniversario è un fatto.
L’omicidio di Peppino Impastato è un fatto. Gladio, il terrore nero, la massoneria coperta e scoperta sono fatti. I rifiuti tossici che dall’Italia finiscono in Somalia, e l’assassinio di Ilaria Alpi, anche quelli sono fatti.
Il problema nasce quando provi a guardarli insieme.
Alcamo Marina, 26 Gennaio 1976: Una casermetta isolata, due carabinieri uccisi con modalità che odorano di addestramento, non di rabbia. E subito dopo, una verità confezionata in fretta, con ragazzi innocenti strizzati fino alla confessione. Torture. Silenzi. Archiviazioni. Non il caos: l’ordine. Un ordine feroce, disciplinato.
Peppino Impastato, già indagato per questo evento e che proprio su questo aveva condotto una sua personale indagine, un paio di anni dopo, a Cinisi, viene fatto saltare in aria. Un comunista atipico, fastidioso, che ride della mafia di cui la sua famiglia è parte, parla di traffici, di affari, di piste che non sono solo locali. Lo fanno saltare in aria e per anni raccontano che è saltato in aria mentre stava organizzando un attentato dinamitardo. E poi le stesse forze dell'ordine che lo accusano entrano a casa sua e sequestrano il fascicolo nel quale Peppino teneva gli esiti della sua indagine su Alcamo.
XXXXX forse si sarà chiesto se fosse solo Sicilia. O se la Sicilia fosse, come spesso accade, un laboratorio dell'intera Italia.
Perché negli stessi anni l’Italia è attraversata dal terrore nero, dalle bombe senza firma, dalle stragi senza colpevoli certi. Piazza Fontana, Brescia, Bologna. Manovalanza neofascista, sì. Ma mandanti che evaporano, coperture che resistono, strutture che non rispondono al Parlamento ma a qualcosa di più opaco.
Gladio: La parola che per decenni non si poteva pronunciare. Una rete “difensiva”, si dirà. Ma ogni rete ha nodi, e ogni nodo ha uomini, contatti, finanziamenti, silenzi. XXXXX forse si sarà domandato se Alcamo Marina non fosse uno di quei nodi venuti male, uno di quegli snodi che era meglio chiudere in fretta.
Massoneria: Non quella folkloristica dei grembiulini, ma quella vera: trasversale, muta, efficiente. Quella che non decide, ma orienta. Che non ordina, indirizza. Che non sporca le mani, ma le lava agli altri.
Poi, anni dopo, quando tutto sembra appartenere a un’altra stagione, spunta la Somalia. Un Paese lontano, apparentemente estraneo alla nostra storia. E invece no.
Rifiuti tossici, armi, droga come crocevia l’Italia e la Sicilia. Navi che non dovrebbero esistere. Affari che uniscono imprenditoria, criminalità organizzata, apparati e cooperazione internazionale. E una giornalista, Ilaria Alpi, che comincia a fare la cosa più pericolosa di tutte: fare domande giuste.
Anche lì, dopo l’omicidio, arriva subito una verità comoda. Un incidente. Una rapina. Un errore. Un’altra volta, il copione è lo stesso. Un’altra volta, chi prova a unire i puntini viene trattato come un pazzo visionario da eliminare in fretta.
XXXXX forse si sarà fermato lì, con la penna sospesa. Avrà pensato che il rischio era troppo grande: sembrare complottista, perdere credibilità, essere messo all’angolo. O forse avrà semplicemente capito una cosa: che in Italia non è vietato cercare le verità, è vietato metterle in relazione.
Finché il perchè di Alcamo è Alcamo, per Impastato è mafia, per Gladio è Guerra Fredda e Ilaria Alpi è traffici loschi con l'Africa, tutto resta gestibile. Ma se inizi a chiederti chi protegge, chi depista, chi decide cosa si può sapere, allora il discorso cambia.
E allora non stai più parlando di singoli delitti. Stai parlando di un metodo.
XXXXX, questo forse l’ha capito. E forse è per questo che alcuni puntini li ha lasciati lì, ben visibili, senza unirli del tutto. Come una mappa consegnata al lettore...
Perché certe verità, in questo Paese, non vengono sepolte sotto terra. Vengono lasciate in superficie, ma sparse, così che nessuno possa dire di averle viste tutte insieme.
Ma tutto ciò non basta... alla luce dei recenti fatti emersi sull'omicidio di #Garlasco che sembrano prendere una piega totalmente diversa da quella che è stata la verità processuale finora stabilita dalla magistratura, pare vi siano in qualche modo anche coinvolgimenti e legami proprio con lo stesso traffico di rifiuti che costò la vita nel 1994 a Ilaria Alpi ed al suo operatore Miran Hrovatin.
Sempre di più si palesa evidente la presenza di un vero e proprio "Sistema Italia" generalizzato dove convivono entità criminali che si muovono in sinergia su vari fronti ed in grado di insabbiare, depistare e creare false accuse a piacimento dei forti poteri interessati in questi cosiddetti assurdi "giochi di potere".


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